Divorziare? Sì, ma solo di notte: per molte coppie dormire in stanze diverse non è più un tabù. E così si dividono i materassi, si libera la stanza degli ospiti (se si ha la fortuna di averla), in cerca di riposo e serenità. È il fenomeno dello “sleep divorce”, il “divorzio del sonno”, la scelta consapevole e condivisa da entrambi i partner di separare i propri letti per ottenere un riposo più rigenerante. Secondo la American Academy of Sleep Medicine (Aasm), oltre un terzo degli statunitensi ha provato a dormire separato. In Italia una coppia su cinque valuta questa soluzione, una tendenza in aumento soprattutto nelle grandi città, nonostante retaggi culturali e abitudini storicamente diverse dagli Usa.
Un modo per dormire meglio o sintomo di crisi di coppia?
Ma il divorzio del sonno è davvero la ricetta finale per dormire meglio o rischia di essere un campanello d’allarme per la coppia? "Il letto condiviso è l’emblema dell’unione tra due persone, ma può diventare una fonte di tensione e risentimento", spiega la dottoressa Seema Khosla, direttrice sanitaria del North Dakota Center for Sleep e portavoce della prestigiosa American Academy of Sleep Medicine (Aasm). "Pensiamo a quando uno dei due russa, soffre d’insonnia, lavora su turni notturni, oppure ha semplicemente un ritmo sonno-veglia diverso dall’altro: sono molti gli studi che mostrano quanto la qualità del riposo possa risentirne, con effetti negativi sull’umore, la concentrazione e persino sulla salute fisica di entrambi".






