"E'pura e solida presenza, senza muro: non separa, non conduce, semplicemente è.
Non distingue un dentro e un fuori, una stanza da un'altra, ma segna un luogo sospeso, aperto al possibile".
Così l'architetto Michele De Lucchi ha presentato oggi la Porta della Speranza realizzata a San Vittore, la prima del progetto promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede in collaborazione con il DAP e realizzata dal Comitato Giubileo Cultura Educazione con Rampello & Partners, con il contributo di Fondazione Cariplo e con il patrocinio del Comune di Milano.
Il progetto ha invitato grandi interpreti della cultura contemporanea a creare una serie di "porte artistiche" in relazione diretta con gli istituti penitenziari. Le opere, installate davanti alle carceri coinvolte, sono segni di passaggio e rigenerazione, rivolti ai detenuti e insieme all'intera comunità.
La Porta di De Lucchi si compone di due alti battenti semichiusi, privi di telaio, che evocano un varco aperto all'ignoto. La superficie, definita da un bugnato sfaccettato ispirato a quello rinascimentale, in particolare a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, città natale dell'architetto.








