Sergio Mattarella parla al governo e all’opposizione, a Salvini e a Conte: «La spesa militare è sempre stata comprensibilmente poco popolare. Tuttavia, poche volte come ora, necessaria». Fa il controcanto sull’economia. «È vero che l’anno ci ha consegnato alcuni risultati positivi». Ma «il lavoro delle donne è sotto la media europea, l’occupazione dei giovani insufficiente, il valore reale delle retribuzioni un problema», i talenti emigrano. «E cinque milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà». Lancia un allarme drammatico sull’astensionismo. Invita destra e sinistra a coltivare un metodo, «uno sforzo comune», su quelli che chiama «i grandi temi della vita nazionale». E qualcuno, nel salone, vi coglie, non detto, un riferimento alla legge elettorale che determinerà la partita del Quirinale nel 2029.
Sul Colle va in scena il grande rito della cerimonia dello scambio d’auguri con le alte cariche. Giorgia Meloni in prima fila. Elly Schlein e Matteo Renzi scoprono di avere sul biglietto di annotazione del posto la stessa sigla “3sx”. «Questo può essere un problema», scherza la segretaria del Pd. Maurizio Landini chiacchiera con Gianfranco Fini. Poi Mario Draghi dice rivolto al leader Cgil: «Ti trovo in forze». «Ci proviamo», risponde Landini. Difficile non notare la freddezza tra Tajani e Occhiuto, i due rivali dentro Forza Italia. C’è anche il consigliere Garofani, dopo gli attacchi di Fratelli d’Italia: con la premier si erano visti l’altro giorno al pranzo in vista del Consiglio europeo. Salvini non vuole che gli si chieda del Milan. Unico assente: il ministro Giorgetti, ma è giustificato, c’è la manovra.











