Roma, 19 dic. (askanews) – “Il privato non profit in ambito socio-sanitario si sente spesso ignorato e mortificato”. Lo ha evidenziato l’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini nel suo recente “Discorso alla città”. Lo conferma e rilancia Uneba, la più importante associazione del non profit che assiste anziani, minori fragili e persone con disabilità, con oltre 1100 enti iscritti in tutta Italia.

“Non è un Natale sereno, quello che vivranno gli uomini e le donne che gestiscono le nostre strutture”, dice il presidente di Uneba nazionale, Franco Massi. “La preoccupazione è ancora più grande guardando al 2026, in cui le decisioni del Governo, del Parlamento e delle Regioni indicheranno se il non profit potrà continuare ad essere un pilastro del welfare, che gestisce ad esempio la maggior parte dei posti Rsa. Oppure lo condanneranno all’estinzione”.

La concorrenza che fa male alla salute. Entro fine 2026, ad esempio, il Governo può rivedere la norma introdotta dalla legge concorrenza n. 118/2022, che era stata sospesa. Se non fa nulla, dal 2027 le Regioni dovranno adeguare le proprie norme, con il rischio – denuncia Alberto Fedeli di Uneba – che “si sovverta il sistema sociosanitario fondato sull’integrazione pubblico e privato in base ai principi di solidarietà e sussidiarietà e sulla programmazione regionale con pregiudizio per la tutela della salute e, in particolare, per le cure agli anziani fragili, se i servizi saranno assegnati con logiche di concorrenza di mercato”.