Escludere il settore sociosanitario dall’ambito di applicazione della normativa della concorrenza. È uno degli obiettivi fissati in occasione del Consiglio nazionale di Uneba, la prima seduta dopo l’elezione del nuovo organo durante l’Assemblea nazionale.
Premessa: Uneba è la più rappresentativa organizzazione di categoria del sociosanitario e socioeducativo, con oltre 1100 enti associati, in gran parte non profit di radici cristiane. Novanta gli enti rappresentati in Piemonte, quasi tutti non profit, oltre 7 mila posti letto (il 90% nelle Rsa), 7 mila operatori al lavoro nelle strutture associate e altri 4 mila in strutture non associate.
Un ossimoro pericoloso: concorrenza e welfare
Una realtà importante, che pochi giorni fa ha compiuto 75 anni. E che rilancia, con uno sguardo al futuro ma guardando ai problemi del presente. Escludere il sociosanitario dalla normativa sulla concorrenza, si premetteva, perché si tratta di due concetti molto diversi, se non, addirittura, un ossimoro. Diversi e distanti, pericolosi quando si avvicinano.
«Distanti perché il non profit è sussidiario al servizio pubblico, e oggi quasi sostitutivo – precisa Amedeo Prevete di Uneba Piemonte – In Italia larga parte dei servizi, in passato di matrice pubblica, ha oggi natura privata ma come “soci azionisti” la collettività dei cittadini».







