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Mercoledì l’assemblea regionale dell’Emilia-Romagna, a maggioranza di centrosinistra, ha approvato un provvedimento che consente ai comuni di regolare gli affitti brevi. L’Emilia-Romagna è la seconda regione italiana ad avere una norma del genere, dopo la Toscana. L’approvazione della legge in questi giorni non è casuale: martedì infatti la Corte costituzionale aveva confermato il potere di regioni e comuni di regolamentare gli affitti brevi, respingendo una serie di questioni di legittimità che il governo nazionale aveva presentato contro la legge della Toscana.

È una sentenza importante, che ha avuto subito conseguenze e potrebbe averne anche altrove (in Puglia, per esempio, il neoeletto presidente Antonio Decaro ha già detto di star valutando una legge simile).

La necessità di approvare una legge che limiti le case usate per gli affitti brevi nasce dal fatto che in varie città, specialmente in quelle a maggiore vocazione turistica, è molto difficile trovare una sistemazione permanente perché sempre più spesso i proprietari di immobili preferiscono affittarli ai turisti, invece che a persone che li occuperebbero per periodi più lunghi, perché è più redditizio.

Questo causa alcuni effetti negativi per la popolazione che abita e vive nelle città: tra questi, quello più evidente è l’aumento del costo degli affitti di lungo periodo, dovuto al fatto che il numero di immobili dedicati a questo scopo è minore. È un problema particolarmente diffuso a Bologna, dove molte persone, tra cui soprattutto gli studenti, hanno difficoltà a trovare una casa in affitto a prezzi accessibili.