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Ultimo aggiornamento: 8:06

Sedici anni di governo incontrastato, dal 2009 a oggi, e prima un biennio in cui il terreno della conquista viene preparato con due tentati omicidi. La storia recente della Curva Sud milanista è una narrazione che si svolge in “un clima di violenza” e dentro “una faida” continua contro chi, nel tempo, ha provato a conquistare il potere. Del resto i tentati omicidi saliranno a quattro in totale. E così la storia del secondo anello blu dello stadio Meazza non può prescindere dalla storia del suo capo, il 44enne milanese Luca Lucci (al quale dei quattro è addebitato un solo tentato omicidio), il cui manifesto sta tutto in queste parole, riportate nelle motivazioni della sentenza di primo grado rispetto all’inchiesta Doppia Curva: “Bisogna apparire diversi da quello che si è davvero”.

Una frase che, secondo la giudice Rossana Mongiardo, tradisce il pensiero “opportunistico” di Lucci (condannato a 10 anni) e del suo Direttivo. Tanto che, secondo l’accusa condivisa dalla corte, “la struttura” messa in piedi da Lucci “attraverso la sua liceità di facciata, avrebbe sfruttato il potere derivante dalla possibilità di muovere un gruppo estremamente elevato di tifosi per conseguire illeciti profitti, acquisendo e mantenendo con violenza il controllo assoluto sulla tifoseria milanista”.