Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 13:58
La curva dell’Inter aveva una “protezione di matrice mafiosa” e la società “si trovava in una situazione di sudditanza” che ha finito per “agevolare” i leader “seppur obtorto collo“. Quella del Milan, invece, si assicurava guadagni iileciti superiori a “100mila euro all’anno” attraverso attività come la “rivendita dei biglietti”. Le motivazioni della sentenza con le quali la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano, Rossana Mongiardo, ha condannato in abbreviato – lo scorso 17 giugno – i capi delle due tifoserie organizzate nel processo scaturito dall’indagine “Doppia Curva” ricostruiscono cosa accadeva nei due settori sotto la guida di Luca Lucci e Andrea Beretta, capi ultras di Milan e Inter ai quali sono stati inflitti 10 anni a testa.
La giudice ha riconosciuto tutte le imputazioni, da un omicidio recente, quello del 2024 di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima cosca, ad un tentato omicidio di sei anni fa, fino alle due associazioni per delinquere tra cui ci sarebbe stato un “patto” per gli affari, tra la curva Sud milanista e la Nord interista, quest’ultima pure con l’aggravante mafiosa per rapporti con la ‘ndrangheta. Le indagini – spiega la giudice – “hanno evidenziato che la società interista si trovava in una situazione di sudditanza nei confronti degli esponenti della Curva Nord, finendo, di fatto, per agevolarli, seppur ‘obtorto collo'”. In sostanza, la giudice dà conto di quei rapporti di “sudditanza” di responsabili dell’Inter che erano già emersi nelle indagini e che erano anche stati evidenziati nella requisitoria del pm Paolo Storari. Inter che, poi, così come il Milan e anche la Lega Serie A, si è costituita parte civile nel processo abbreviato, ottenendo risarcimenti per i danni subiti.








