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Ultimo aggiornamento: 18:13

“Da giovane avrei potuto diventare un medico o una agricoltrice, ma divenni una scrittrice a causa della frustrazione, come avviene a molti” dice Doris Lessing una decina d’anni prima di vincere il Nobel. Chissà se dopo la sua frustrazione scomparve. Nel Dizionario del grafomane (Sellerio) Antonio Castronuovo raccoglie storie di scrittori compulsivi, che hanno scritto tutta la vita, che hanno scritto troppo, che hanno scritto con l’angoscia di non riuscire a creare qualcosa di memorabile. Tra queste Louisa May Alcott, autrice di Piccole donne, che a furia di scrivere non riusciva più a chiudere la penna nella mano destra e fu costretta a imparare a scrivere con la sinistra.

Troviamo la storia di Plutarco, l’autore di cui ci rimangono più opere dell’antichità, una settantina di libri, degli oltre 250 che scrisse in vita, e che ha un destino bizzarro. Fu infatti autore di biografie, le sue famose Vite parallele, ma non scrisse mai nemmeno una riga su di sé, e di lui sappiamo oggi ben poco.

Gli scrittori non possono non scrivere, e quando non hanno a mezzo qualche romanzo o dei racconti, sfociano in altre forme la loro ossessione. Questo è il caso di H. P. Lovecraft, il fondatore del racconto dell’orrore dei primi del ‘900, che arrivava a scrivere fino a 15 lettere al giorno. Oggi il suo corpus epistolario ne conta 120.000.