Roma, 18 dic. (askanews) – Dalla rigida politica del figlio unico, ai disincentivi alla contraccezione: la Cina deve piegarsi alla dura legge della demografia, che vede oggi la Repubblica popolare in pieno crollo delle nascite e a rischio invecchiamento precoce. Per la prima volta da oltre trent’anni, la Cina si prepara a tassare preservativi e contraccettivi nel tentativo di contrastare il crollo della natalità.

Secondo quanto riportato dal Guardian, Pechino introdurrà dal primo gennaio una aliquota Iva del 13 per cento su preservativi e altri mezzi contraccettivi, finora esentati sin dall’introduzione dell’imposta sul valore aggiunto nel 1993.

La misura rientra nella nuova legge sull’Iva, che prevede però anche agevolazioni fiscali in altri ambiti legati alla famiglia, come la cura dei bambini e i cosiddetti “servizi di intermediazione”, inclusi quelli per favorire incontri e matrimoni.

Per decenni la Cina ha dovuto combattere una tendenza, allora ritenuta inesorabile, verso la sovrappopolazione. Tra il 1979 e il 2015 è rimasta in vigore la politica del figlio unico, che prevedeva sanzioni per le coppie con più di un figlio e che, in molti casi, si è tradotta in aborti e sterilizzazioni forzate.