Questo è un pezzo che non doveva uscire. Il perché si annida nel clima che si respira nelle università americane. Il tema è la fuga degli scienziati, climatici e non, dagli Stati Uniti per via delle pesanti interferenze dell’amministrazione Trump nel mondo della ricerca. Abbiamo condotto l’intervista che state leggendo con la nostra fonte, la quarta di questa serie, dopo averne verificato le credenziali e la storia: si tratta di una scienziata non americana dell’università di Stanford. Eravamo pronti per la pubblicazione, ma poche ore prima la persona con cui abbiamo parlato, e che aveva accettato di buon grado di rispondere alle nostre domande, ci ha chiesto la cortesia di poter rivedere il testo scritto del colloquio, emendando alcune risposte. La motivazione? Nelle ore immediatamente precedenti aveva saputo di alcuni colleghi respinti alla frontiera, colleghi che non avevano, cioè, potuto fare ritorno ai propri laboratori dopo le vacanze estive. Temeva, insomma, di giocarsi la carriera a parlare con Green&blue. “Nel mio entourage gira voce che ci siano persone respinte per meno di questo”, si è scusata. Dopo un rimaneggiamento il testo sarebbe per forza di cose uscito annacquato: e dunque inutile. Così abbiamo proposto un accordo: mantenere il dialogo esattamente così come è avvenuto, sotto garanzia del completo anonimato. Manco fosse il Watergate. O ci trovassimo in Cina.
La scienziata che sceglie l’anonimato: “Pericoloso criticare Trump”
Non è americana e ha paura di essere espulsa dagli Sates. “L’Europa per approfittare di una fuga di cervelli dagli Usa ha bisogno di investimenti finanziari, p…







