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Lo studio europeo Ai-Mind sui disturbi cognitivi lievi evidenzia che una parte dei pazienti evolve verso la demenza entro due anni. In Italia sono coinvolte circa 950 mila persone. Rischio più elevato nei Paesi del Nord Europa, legato anche a fattori genetici e biologici

Dimenticare appuntamenti, fare fatica a concentrarsi, perdere il filo di un discorso. Segnali che possono essere liquidati come normali conseguenze dell’età che avanza, ma che in alcuni casi nascondono qualcosa di più. È il terreno del disturbo cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, Mci), una condizione intermedia tra l’invecchiamento fisiologico del cervello e le forme di demenza, al centro di un’importante ricerca europea.

L’Mci si manifesta con difficoltà di memoria, attenzione e ragionamento più marcate rispetto a quelle attese per l’età, ma senza compromettere in modo significativo l’autonomia quotidiana. Non si tratta di demenza, e non tutte le persone colpite sono destinate a svilupparla, alcuni restano stabili nel tempo, altri possono addirittura recuperare una funzione cognitiva quasi normale.