di
Massimo Franco
Meloni finora ha saputo tenere ferma la scelta di campo a favore dell’Ucraina:
In teoria, l’Europa riunitasi ieri sera a Berlino con Nato, Ucraina e mediatori Usa dovrebbe essere «aiutata» dalla Russia a rimanere unita. La stessa premier Giorgia Meloni ha potuto misurare quanto sia esile e fragile il confine tra solidarietà con gli alleati dell’Ue e lealtà agli Stati uniti, di fronte ai messaggi minacciosi arrivati da Mosca. Ma anche la sponda europea filorussa testimonia che l’unico negoziato possibile parte dalla volontà di non cedere e mostrarsi compatti. Quando il premier ungherese Viktor Orbán dichiara che la confisca dei beni russi è «una dichiarazione di guerra», conferma l’efficacia della mossa europea. D’altronde, è difficile comportarsi diversamente dopo la condanna a quindici anni di carcere decisa dal tribunale di Mosca nei confronti di Rosario Aitala: il giudice italiano della Corte penale internazionale colpevole solo di avere firmato il mandato di cattura contro Vladimir Putin per crimini di guerra e deportazione di bambini ucraini. È un tentativo di intimidazione che conferma i suoi metodi. Ma il problema si sposta sull’atteggiamento e di quello che fino a un anno fa era l’alleato principale dell’Europa: gli Usa di Donald Trump.











