Si può seriamente pensare che il guaio maggiore della Ue sia il voto all’unanimità? Certo, è un problema: da quando Viktor Orbán minaccia di votare contro a ogni iniziativa che vorrebbe punire la Russia di Putin per l’aggressione all’Ucraina, tutto si è bloccato per mesi e mesi. Al vertice del Consiglio europeo di oggi e domani, però, sembra che si sia trovato il modo per aggirare l’ostacolo: infatti, l’unanimità è sì un problema, ma politico prima che procedurale. Con un po’ di coraggio, la Commissione di Bruxelles intende ora usare un articolo del Trattato europeo (il 122) che stabilisce procedure straordinarie di fronte alle emergenze: per sbloccare i fondi russi depositati in Europa e congelati dopo l’invasione dell’Ucraina. Finalmente: lo avrebbe potuto fare due anni fa.
Unanimità nella Ue, un totem bugiardo
L’unanimità non è più un problema reale: ormai è destinata al cestino di una realtà passata, quella della costruzione europea senza scosse. Oggi l’Unione europea va verso politiche alle quali si aggregano volta per volta alcuni Paesi mentre altri restano fuori











