Caravaggio e Napoli, che grande storia. «Un incontro, quello dell’artista con la città, che ha lasciato il segno nell’uno e nell’altra perché i suoi 18 mesi a Napoli influenzeranno in modo evidente la sua produzione artistica e, allo stesso tempo, quello che la città produrrà nei decenni successivi». Non ha dubbi Antonio Ernesto Denunzio, vice direttore delle Gallerie d’Italia di Napoli nonché responsabile dell’Ufficio Iniziative culturali e progetti espositivi della banca, che negli anni ha esteso la sua indagine a questioni caravaggesche, legate proprio ai soggiorni napoletani dell’artista, e temi pertinenti il collezionismo dei viceré spagnoli di Napoli tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento.

Un suo saggio impreziosisce il volume “Caravaggio a Napoli. Percorsi nell’arte”, in regalo sabato con Repubblica. Oggi, proprio alle Gallerie d’Italia, è previsto un suo intervento nel corso della presentazione ufficiale del volume.

“Caravaggio a Napoli”, un libro in omaggio con Repubblica

Dottor Denunzio, secondo lei, perché Caravaggio è così attuale e così amato, oggi?

«Anzitutto, per la sua rara capacità di coinvolgerci emotivamente. In passato si è sostenuto che l’enorme successo di Caravaggio fosse legato al fatto che molti, nelle sue opere, intravedevano un riflesso delle vicende estreme, direi eccezionali, della sua vita tumultuosa. Noi siamo invece convinti che i suoi capolavori non rivelino soltanto la sua vita, ma soprattutto una innata capacità di dar traccia della dimensione tragica della vita, un talento incomparabile nell’esplorarne la drammaticità. Questo è profondamente attuale».