Stavolta preferisco affidarmi alle sensazioni più che alla memoria. L’unica cosa di cui sono certo è quello che ho provato venendo a sapere della morte di Rob Reiner: un misto di tristezza e incredulità. Quanto al resto… diceva bene Robert Stone: «La mente è una scimmia».

La fiaba nera di Mr. King

Luca D'Andrea

Credo di aver visto Stand by me – Ricordo di un’estate nell’autunno del 1985. All’epoca il film si intitolava ancora The Body, come il mio racconto lungo (uscito in Italia come Il corpo nella raccolta Stagioni diverse, ndt) da cui era tratto. Se non ricordo male eravamo in una stanza del Beverly Hills Hotel, e in lontananza si sentiva il ritmo sordo di una band rock puri anni Ottanta. Il film mi aprì la porta su un’ altra epoca, più innocente: il 1959.

Posso dire con relativa certezza che Rob indossava una camicia a quadri a maniche corte e pantaloni color cachi, come se fosse appena uscito dal campo da golf (e forse era proprio così). L’unica cosa di cui sono assolutamente sicuro è che si trattenne finché il film non iniziò, poi andò via. In seguito mi disse che non avrebbe sopportato di assistere alla mia reazione se il film non mi fosse piaciuto. Io ero l’unico spettatore, seduto su una sedia dallo schienale alto prelevata da una delle sale riunioni dell’hotel.