La scena del delitto è nota: una villa elegante nel cuore della Città degli angeli, distretto di Brentwood, a ovest di Hollywood, vicino all'ultima dimora di Marilyn Monroe.
Qui è finita, a coltellate ieri notte, la vita di Rob Reiner e di sua moglie Michele Singer, una coppia perfetta circondata dalla stima dei produttori e dall'affetto di tanta gente del cinema. Il dramma sembra uscito dalle pagine di Stephen King, l'autore più amato da Reiner che due volte lo avrebbe portato al cinema con la benedizione dello scrittore di cui divenne amico, tanto da permettergli di usare il nome di un luogo mitico dei suoi romanzi, Castle Rock, per la sua casa di produzione subito legata al successo di "Misery non deve morire" nel 1990.
A quella data Robert "Rob" Reiner, nato nel Bronx il 6 marzo 1947, era già una star di Hollywood, prima come attore, poi come regista e produttore. Figlio di due stelle del teatro e del cinema come Carl Reiner e Estelle Lebost, erede della tradizione ebraica che mischia commedia e tragedia, il giovane Reiner scopre lo spettacolo fin da giovanissimo. Lo incoraggia proprio il padre, trasferitosi a Los Angeles quando il ragazzo ha 13 anni, spedendolo alla Beverly Hills High School e poi procurandogli i primi ruoli in tv.










