Con l’aumento delle fonti rinnovabili come solare ed eolico – che per loro natura sono intermittenti – cresce la necessità di gestire la variabilità dell’offerta: quando manca il sole o il vento, serve capacità di riserva; quando la produzione esplode nelle ore di sovra-offerta, è necessario disporre di sistemi in grado di immagazzinare energia per restituirla nei momenti critici. Le batterie permettono proprio questo: accumulare elettricità nei momenti favorevoli e rilasciarla quando serve, bilanciando domanda e offerta.

È una funzione sempre più essenziale man mano che la quota di rinnovabili cresce nel mix energetico, garantendo stabilità, flessibilità e sicurezza al sistema elettrico. I sistemi di accumulo – i cosiddetti Bess (Battery Energy Storage Systems) – consentono di regolare frequenza e tensione, ridurre il rischio di blackout e fornire servizi ancillari alla rete, contribuendo alla resilienza complessiva dell’infrastruttura.

In Italia la spinta allo storage è ormai una priorità industriale. Negli ultimi due anni la capacità installata è quasi quadruplicata, superando a fine 2024 gli 11 GWh complessivi di capacità di accumulo, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Anie. Si tratta della quantità di energia che il sistema è in grado di immagazzinare e restituire, grazie alla crescita combinata di sistemi utility-scale e di impianti residenziali e industriali. Il segmento dei grandi accumulatori – oltre 3,3 GWh – è quello in più rapida espansione, mentre le batterie domestiche e commerciali, spesso abbinate a impianti fotovoltaici o eolici, migliorano l’efficienza dell’autoconsumo e alleggeriscono la rete.