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17 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:31

Oltre 3 milioni di ettari coltivati a Ogm in Sudafrica, con percentuali vicine al totale per cotone e poco meno (85% e 95% rispettivamente) per mais e soia; in Colombia gli ettari coltivati con colture transgeniche sono 100.000. In Bangladesh nel 2025 la melanzana Bt (Ogm) è stata adottata da oltre 65.000 agricoltori. È Ogm anche il cotone BT in India che occupa oltre il 90% dell’area coltivata a cotone.

Sono solo alcuni numeri di una tendenza purtroppo dilagante, che ha portato ad esempio l’Argentina (ma anche il Brasile) a deregolare fin dal 2015 anche le Ngt – ovvero le Nuove Tecniche Genomiche, quelle in cui il Dna non viene estratto come nei “classici” Ogm ma direttamente manipolato – seguita da Australia, Nigeria, India, Regno Unito, Costa Rica, Nuova Zelanda. Ma anche, purtroppo, Europa e tra i paesi europei, con buona pace del sovranismo, l’Italia. In Europa, in particolare, lo scorso 4 dicembre il Trilogo (Parlamento Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea) ha approvato la deregolamentazione delle nuove tecniche genomiche, distinguendo tra due categorie di piante, da un lato le Ngt-1, considerate equivalenti alle convenzionali, dall’altro le Ngt-2, che presentano modifiche più complesse o meno assimilabili a quelle che si otterrebbero con i metodi tradizionali. “L’Italia ha seguito questa posizione, addirittura anticipando al 2024 la sperimentazione di queste tecniche, inserite inspiegabilmente in un decreto siccità (D.L. 39/2023)”, afferma Manlio Masucci coautore del Rapporto “Semi di Resistenza. Deregolamentazione degli Ogm e mobilitazione popolare”, lanciato in questi giorni dall’organizzazione Navdanya International, un’organizzazione fondata 30 anni fa in India da Vandana Shiva in difesa della sovranità alimentare e dei semi. “Ma visto che queste tecniche ci consegnano nelle mani delle multinazionali”, continua Masucci, “si tratta esattamente del contrario della sovranità alimentare sbandierata dal governo. Proprio adesso che la cucina italiana viene dichiarata Patrimonio dell’umanità, un amaro paradosso”.