“Il ricorso della Procura di Palermo è inammissibile”. All'ingresso della Corte di Cassazione l'avvocata Giulia Bongiorno anticipa la strategia difensiva. Matteo Salvini non c'è, ma sui social rilancia il suo slogan “Difendere l'Italia e gli italiani non è reatl”. C’è invece Oscar Camps ( il fondatore di Open Arms). Oggi in Corte di Cassazione va in scena quello che potrebbe essere l’ultimo atto del procedimento giudiziario che, per dirla con lo slogan più utilizzato dal leader della Lega, vede l’allora ministro dell’Interno sul banco degli imputati “per aver difeso i confini della patria”. Che invece, visto con gli occhi della Procura di Palermo che lo ha mandato a giudizio, altro non è che sequestro di persona e omissione in atti d’ufficio per aver costretto 147 migranti soccorsi dalla ong spagnola Open Arms, ad agosto 2019, a rimanere a bordo della nave umanitaria per diciannove giorni a un passo dal Lampedusa prima che l’allora procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ordinasse l’evacuazione della nave.

Il primo grado e la Cassazione

Un’accusa però che oggi potrebbe essere definitivamente spazzata via se i giudici della Cassazione dovessero respingere il ricorso presentato dalla Procura di Palermo dopo che il verdetto di primo grado pronunciato dal tribunale ha mandato assolto Salvini. Un’udienza che, come sempre per le pronunce della Suprema Corte, non entrerà nel merito della vicenda ma valuterà solo la legittimità della pronuncia di primo grado. A cui la Procura diretta da Maurizio de Lucia ha deciso di opporsi saltando il giudizio d’appello e ricorrendo direttamente al vaglio della Cassazione. Una procedura straordinaria detta “per saltum”.