La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Palermo a seguito dell’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms. La massima autorità giudiziaria ha così chiuso de-fi-ni-ti-va-men-te un procedimento che si è trascinato per cinque lunghi anni. Con buona pace di Richard Gere, Oscar Camps (il capo della ong Open Arms) e di tutti i compagniucci italiani e non che già assaporavano l’immagine di Salvini dietro le sbarre. Nulla di tutto questo accadrà.
Anzi, la Cassazione ha stabilito una volta per tutte che le accuse di «sequestro di persona» mosse contro l’allora ministro dell’Interno erano campate per aria. Game over.
Il primo laconico commento all’assoluzione è stato proprio quello di Matteo Salvini che sui social scrive: «Cinque anni di processo: difendere i confini non è reato». A scendere nei dettagli dell’assoluzione è invece Giulia Bongiorno, che ha curato la difesa del leader della Lega: «Con il termine “soddisfazione” si esprime meno di quello che sento in questo momento. Si tratta di un processo che non doveva nemmeno iniziare - incalza l’avvocato- e questa assoluzione di carattere definitivo evidenzia quello che ho sostenuto in arringa: era totalmente fuori dal mondo il ricorso della procura». Bongiorno ha sottolineato anche un altro aspetto della sentenza: «Quello che qui ci interessa è soprattutto la correttezza dell’operato di Salvini. Ho sempre detto che era un caso particolare. Tutto questo è soltanto la conferma del fatto che è partito un processo che non doveva nemmeno nascere, come ha confermato nelle sue conclusioni la procura generale».











