Proviamo a immaginare cosa direbbe oggi Dante Alighieri della Fiorentina, squadra della città in cui è nato e dalla quale fu cacciato. Direte voi: ma che c’azzecca il Sommo Poeta con il calcio? C’entra anche se non saprebbe neppure lui che pesci pigliare per cercare di risolvere i guai e l’inferno nei quali si è cacciata la Viola, dodici mesi fa in Paradiso e primissima in classifica con 34 punti, poi vittima di un ridimensionamento dopo l’ennesimo, assurdo licenziamento di un allenatore Raffaele Palladino arrivato dopo l’allontanamento altrettanto assurdo di Vincenzo Italiano- e ora ultimissima con 6 punticini. Un bottino miserrimo di sei pareggi e nove tragicomiche sconfitte che pongono la Fiorentina distante 8 punti dai 14 di Parma, Genoa e Cagliari che respirano attestati in una quota salvezza per ora rassicurante.

Con la peggior difesa del campionato (26 gol subiti) e il terzo peggior attacco (12 segnati, solo Pisa e Parma ne contano 10), lo strapiombo è sempre più vicino. C’è un Arno di mezzo e un mistero che nessuno riesce a risolvere in riva a quel fiume. Dire che l’impegno di domenica prossima contro l’Udinese è vita-o-morte (sportiva) è banale ma così è. Un nuovo schiaffone e la risalita, già oggi una Cima Coppi, diventerebbe una chimera. Il problema è che i... problemi sono parecchi e ovunque, dentro ma anche fuori dal campo: il presidente Rocco Commisso non in perfetta salute è negli Stati Uniti e però ha smentito qualsiasi voce di cessione del club; il diesse Daniele Pradè che ha costruito la squadra ha mollato Firenze da tempo; l’allenatore Stefano Pioli (media punti 0,4 a partita) è stato sostituito da Paolo Vanoli che, dopo il ko interno contro il Verona, viaggia alla stessa velocità e pareva candidato a un nuovo siluramento con Beppe Iachini pronto a subentrare per una salvezza che è una quasi una mission impossible.