Roma, 16 dic. (askanews) – Il decreto di espulsione per l’imam Shahin è stato disapplicato da “un giudice in condizioni secondo noi anche molto singolari, molto particolari, per cui faremo ricorso, perché è tornato su una decisione che la sua stessa Corte d’Appello aveva già assunto in altri termini sul caso. Noi abbiamo il dovere di andare avanti, quindi di far valere le nostre ragioni perché ci tengo a precisare che sono provvedimenti che noi adottiamo per la tutela dell’interesse nazionale, della sicurezza dello Stato. E sono provvedimenti che fanno parte di strumenti legislativi e di provvedimenti che il nostro sistema adotta per preservare l’Italia, come successo finora, dagli attentati terroristici, quindi andremo avanti”. Così, ai microfoni di ‘4 di Sera’, in onda questa sera su Retequattro, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Secondo il ministro, “l’imam Shahin era pericoloso per gli analisti, per gli operatori, per le cose che avevamo agli atti. Abbiamo dei segnali di vicinanza a soggetti pericolosi, addirittura soggetti che hanno vissuto una forma di radicalizzazione che si è concretizzata nell’andare a combattere in scenari di guerra come quelli della Siria. Quindi, per noi sussistevano tutti gli elementi per fare la tutela anticipata preventiva, di carattere preventivo, che si mette in campo in queste circostanze. Una persona le cui dichiarazioni, dal nostro punto di vista, di istigazione al terrorismo, di apologia di episodi terroristici erano in qualche modo pubbliche”.












