Egregio direttore, la Corte di Appello di Caltanissetta ha respinto il reclamo dell'Avvocatura dello Stato contro la precedente decisione del Tribunale nisseno avversa al provvedimento di espulsione emesso dal ministro Piantedosi a carico dell'imam di Torino Mohamed Shahin per la sua dichiarata posizione pro Hamas. A quanto risulta, i magistrati hanno ritenuto che Shahin, in quanto richiedente asilo, non può essere rimpatriato prima che sia definita la sua posizione. Detto che già esercitava ufficialmente da imam a Torino senza un regolare diritto di asilo, da profano di giurisdizione mi chiedo come possa essere accettata tale richiesta da parte di un soggetto gravato da un'incontestata accusa di filoterrorismo, condizione, per i magistrati, necessaria per procedere al suo allontanamento. Situazione paradossale dalla certezza del diritto, a dir poco, vacillante.

Luciano Tumiotto

Ponte di Piave (Treviso)

Caro lettore, l’imam di Torino era stato sottoposto ad un provvedimento di espulsione a causa di alcune sue affermazioni pubbliche in cui “giustificava” la strage del 7 ottobre considerandola una legittima reazione a decenni di occupazione israeliana di quei territori. In una manifestazione pro Palestina l’imam aveva espressamente detto di “essere d’accordo con quanto accaduto il 7 ottobre”. Sulla gravità di queste parole, pronunciate tra l’altra da un’autorità religiosa con un notevole seguito nel quartiere di Torino dove vive, non credo ci possano essere dubbi. Tutti i gruppi terroristici hanno sempre legittimato le loro azioni, anche le più brutali, ergendosi a vendicatori di torti, veri e presunti, subiti da una popolazione di cui si erano autoproclamati rappresentanti. Senza esserlo. Hamas in questo non è diversa dalle nostre Brigate Rosse o da altri movimenti terroristici. Tuttavia secondo i giudici le parole di Mohamed Shain erano solo “espressione di pensiero”, valutazioni cioè di carattere “etico e morale” che di per sé non possono bastare per “formulare un giudizio di pericolosità”, tanto più che l’imam era “incensurato” e i suoi rapporti con soggetti sospettati di terrorismo risalivano a molti anni prima. Siamo in uno Stato di diritto e in una democrazia liberale e quindi bisogna prendere atto del pronunciamento della magistratura. Ed accettarlo. Sperando che le idee dell’imam torinese rimangano tali e che, soprattutto, le sue parole non aiutino Hamas a fare proseliti.