35 anni di storia si chiudono in un'aula di tribunale. iRobot, l'azienda statunitense che ha portato i robot aspirapolvere Roomba nelle case di tutto il mondo, ha presentato istanza di fallimento domenica 14 dicembre 2025 presso il tribunale fallimentare del Delaware, negli Stati Uniti, annunciando contestualmente che passerà sotto il controllo del suo principale fornitore e creditore cinese, Shenzhen Picea Robotics. La procedura, nota come Chapter 11, consente alle aziende statunitensi di ristrutturarsi sotto supervisione giudiziaria e dovrebbe concludersi entro febbraio 2026, portando alla cancellazione delle azioni ordinarie e alla trasformazione di iRobot in società privata interamente controllata dalla compagnia di Shenzhen, città nel sud della Cina nota come polo manifatturiero dell'elettronica globale.La parabola di un pioniere della roboticaLa vicenda di iRobot è quella di un'azienda che ha creato un intero settore industriale per poi vedersi superare dai propri emuli. L'azienda nacque nel 1990 a Bedford, nel Massachusetts, dall'intuizione di tre ricercatori del Massachusetts institute of technology (Mit), il prestigioso politecnico statunitense: il professor Rodney Brooks, già direttore del laboratorio di intelligenza artificiale dell'ateneo, e i suoi studenti Colin Angle e Helen Greiner. Il trio puntava a tradurre la ricerca accademica sulla robotica in prodotti commerciali, partendo inizialmente da applicazioni militari e scientifiche, tra cui robot per la Nasa e dispositivi per lo sminamento.La svolta arrivò nel settembre 2002, quando l'azienda lanciò Roomba, il primo robot aspirapolvere domestico di massa. Il dispositivo circolare autonomo, capace di navigare gli ambienti domestici evitando ostacoli e tornando automaticamente alla base di ricarica, divenne rapidamente un fenomeno culturale oltre che commerciale. Secondo i dati aziendali, iRobot ha venduto oltre 50 milioni di robot in tutto il mondo, e il marchio Roomba è diventato sinonimo stesso della categoria, al punto da entrare nel linguaggio comune.Il declino è iniziato tuttavia già dalla metà dello scorso decennio. Se nel 2016 iRobot deteneva il 64% del mercato globale dei robot aspirapolvere, entro il 2023 la quota era precipitata al 22%, secondo le analisi di settore. A erodere la posizione dominante dell'azienda americana sono stati principalmente i concorrenti cinesi, in particolare Roborock, Ecovacs, Dreame e Xiaomi, che oggi dominano la classifica dei maggiori produttori mondiali per volumi di vendita. I produttori cinesi hanno saputo combinare prezzi aggressivi, funzionalità avanzate come la combinazione aspirazione-lavaggio e tecnologie di navigazione basate su laser e intelligenza artificiale, conquistando prima il mercato domestico cinese e poi espandendosi globalmente.L'epilogo dopo la decisione dell'Antitrust europeoQuesta fine per iRobot è arrivata dopo una serie di acquisizioni mancate. Nell'agosto 2022 Amazon annunciò l'intenzione di acquistare l'azienda per 1,7 miliardi di dollari in contanti, un'operazione che avrebbe rafforzato la presenza del colosso dell'e-commerce nel settore della casa intelligente, dove già controllava marchi come Ring per i campanelli con videocamera e Blink per le telecamere di sicurezza. L'accordo sembrava destinato a dare nuova linfa a iRobot, ma si scontrò con le autorità antitrust.La Commissione europea, l'organo esecutivo dell'Unione europea responsabile anche dell'applicazione delle norme sulla concorrenza, espresse preoccupazioni sul fatto che Amazon avrebbe potuto sfruttare la propria posizione dominante nel commercio online per penalizzare i concorrenti di Roomba, limitandone la visibilità sul marketplace o l'accesso all'assistente vocale Alexa. A gennaio 2024 le due aziende annunciarono la rinuncia all'operazione, dichiarando che non esisteva alcun percorso verso l'approvazione regolatoria europea. Amazon pagò una penale di 94 milioni di dollari, il fondatore Colin Angle si dimise dalla carica di amministratore delegato che ricopriva da 33 anni e l'azienda licenziò il 31% della forza lavoro, circa 350 dipendenti.Da quel momento la situazione finanziaria di iRobot è andata deteriorandosi rapidamente. Nel terzo trimestre 2025 i ricavi sono calati del 25% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, le vendite negli Stati Uniti sono crollate del 33% e le riserve di cassa si sono ridotte a soli 24,8 milioni di dollari. L'ultimo possibile acquirente si è ritirato a novembre, non lasciando alternative alla procedura fallimentare. Picea, che già produceva i dispositivi iRobot e aveva acquisito parte del debito dell'azienda dal fondo Carlyle Group, si è fatta avanti come unica soluzione per garantire la continuità operativa, promettendo di mantenere i servizi per i clienti esistenti e gli impegni verso dipendenti e fornitori.