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L’emendamento rimodula tempi e conteggi: più attesa prima dell’assegno e minore incidenza dei periodi riscattati per gli studi universitari

È una modifica che non scatta domani, ma che mette già un segnale preciso sul tavolo: dal prossimo decennio, andare in pensione anticipata sarà un po’ più difficile, o almeno più lungo. Con un emendamento del governo alla Manovra arrivano infatti interventi mirati per chi matura i requisiti successivamente al 2030, con una doppia leva: da un lato si allunga l’attesa prima dell’assegno, dall’altro si riduce progressivamente il contributo del riscatto della laurea ai fini del diritto all’anticipata.

La prima novità riguarda la “finestra mobile”, cioè il tempo che passa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione. Oggi l’attesa è di tre mesi; secondo l’emendamento, però, la finestra viene allungata dal 2032 in avanti, rendendo più “lento” l’accesso effettivo alla prestazione. Nel dettaglio, il posticipo della decorrenza sale a quattro mesi per i soggetti che maturano i requisiti negli anni 2032 e 2033. Diventa poi cinque mesi per chi li matura nel 2034, fino ad arrivare a sei mesi per chi matura i requisiti dal 2035.