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Per la prima volta dal 2020, tre dei principali oppositori al regime del dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko sono in libertà. Due, Maria Kalesnikava e Ales Bialiatski, sono stati liberati nel fine settimana insieme ad altri 121 prigionieri politici. Il terzo, Sergei Tikhanovsky, era stato liberato la scorsa estate: è il marito di Svetlana Tikhanovskaya, che in loro assenza era diventata la più riconoscibile leader dell’opposizione all’estero.

La loro scarcerazione è il risultato di una distensione dei rapporti tra gli Stati Uniti e Lukashenko, che però paradossalmente rischia di dare legittimità al regime contro cui si battono e quindi di complicare le cose per gli oppositori.

Kalesnikava e Bialiatski erano in carcere rispettivamente dal 2020 e dal 2021, e al momento sono in Ucraina e in Lituania. Tikhanovsky era in carcere dal 2021 e dopo la liberazione ha raggiunto la moglie in Lituania. Anche da liberi, riorganizzare un’opposizione forte ed efficace non sarà facile. Il caso di Tikhanovsky, che ha già avuto qualche mese per provarci, è esemplificativo.

Il primo ostacolo è il più pratico, e anche il più scontato: dall’estero è difficile continuare a raggiungere la popolazione bielorussa, dove il regime silenzia il dissenso e controlla i media. Allo stesso tempo, restare in Bielorussia molto spesso non è un’opzione. Il dissidente Mikalai Statkevich, liberato in un precedente accordo con gli Stati Uniti, ci aveva provato, ma si sono perse le sue tracce e con ogni probabilità è di nuovo in carcere. Di fatto, le liberazioni coincidono con l’espulsione dal paese.