L’AQUILA. Un'udienza particolare quella di oggi alla Corte d'Appello dell'Aquila: nessuna convocazione delle parti, neanche per via telematica, da remoto. Niente telecamere e giornalisti appostati all'esterno. I giudici si sono limitati a consultare le carte, i documenti prodotti dai legali della famiglia Birmingham-Trevallion e dal Tribunale dei Minori, che con il provvedimento del 20 novembre scorso ha sospeso, temporaneamente, la responsabilità genitoriale alla coppia anglo-australiana e disposto il trasferimento dei loro tre bambini in una struttura protetta di Vasto. E hanno deciso di rimandare la decisione. Tecnicamente, si è riservata la decisione in merito, ma non ha ancora stabilito la data del rinvio. Perché i genitori non sono padroni dei figli di Maurizio Maggiani Durante l’udienza sono state analizzate le ragioni che hanno indotto la tutrice e la curatrice speciale nominate dallo stesso Tribunale dei Minori a suggerire l'allontanamento dei figli da quella vita nel bosco piena di "insidie". A partire dal vecchio casolare con più di cento anni di vita, acquistato dalla coppia nel 2021, dove i due genitori avevano fermato volutamente il tempo: niente impianti elettrici e acqua corrente, un bagno compostabile realizzato all'esterno dell'abitazione per trasformare tutto in concime. L'acqua prelevata dal pozzo, il fuoco dal camino. Coltivazioni senza pesticidi, divieto assoluto dell'uso della plastica. E poi quell'esistenza dei tre minori senza mai vedere un banco di scuola, lontana da una vita di relazione "sana" con i pari età che avrebbe potuto compromettere il loro sviluppo, scrivevano le assistenti sociali tutte le volte che lasciavano la casa nel bosco. Per poi tornarci e ritrovarsi di fronte il muro alzato da Catherine e Nathan a "protezione" dei loro bambini. In 35 giorni - e sembra già un'eternità - è cambiato tutto. Grazie alla disponibilità della coppia a mettere di lato gli ostacoli che hanno portato al duro provvedimento del Tribunale dei Minori dell'Aquila, pur senza rinnegare il loro stile di vita di neorurali e dunque il modello educativo trasmesso ai bambini. La coppia si è detta disposta a realizzare i lavori di consolidamento del vecchio casolare di Palmoli, con il riallaccio delle utenze, il ripristino del bagno in muratura. A sottoporre i figli ai controlli sanitari e alle vaccinazioni, a garantire loro un'adeguata istruzione affiancando, a quella parentale, lezioni a domicilio e di doposcuola. Una storia piena di contrasti, umani e culturali, segnata anche da qualche incursione della politica: «Queste assistenti sociali hanno rotto le palle», ha tuonato due giorni fa Matteo Salvini dal palco di Atreju. E, soprattutto, da una solidarietà senza confini. Quella popolare, come l'idraulico e il muratore che si offrono di realizzare gratuitamente i lavori nel vecchio casolare, o del ristoratore che apre il suo b&b a Nathan e Catherine finché non sarà rimessa a posto la vecchia casa, o l'insegnate di Palmoli che mette a disposizione la sua esperienza e la sua struttura in paese per la scuola e il doposcuola dei bambini. Il sindaco, Giuseppe Masciulli, anche lui sempre pronto ad assecondare le esigenze della coppia, nei limiti consentiti dai regolamenti comunali e dalle leggi urbanistiche. Una solidarietà discreta, quasi nascosta dietro la timidezza popolare, affiancata da quella dei vip, con Al Bano che invita la coppia a trasferirsi nella sua tenuta di Cellino San Marco, mentre Flavio Briatore si fa vivo con il governatore della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, per dire: «Quei lavori li pago io». Ora si attende la decisione dei giudici. Che potrebbe essere il ritorno a casa dei bambini, ma accompagnato da un periodo di "osservazione" della famiglia per capire cosa è cambiato davvero, o cosa cambierà da oggi, in quella vita nel bosco. La corte d'Appello, infatti, ha tempo fino al 27 gennaio (a due mesi dalla presentazione del ricorso) per prendere una decisione.