Un'udienza 'documentale', con la trasmissione degli atti per via telematica e la speranza di poter ottenere un passo indietro sull'ordinanza con cui, ormai quasi un mese fa, il Tribunale dei minorenni dell'Aquila ha sospeso la patria potestà a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, e il conseguente allontanamento in casa famiglia dei loro tre figli minorenni.
Il giorno tanto atteso è arrivato e la coppia anglo-australiana tenta il rush finale per poter riabbracciare i propri figli in tempo per Natale.
Per questo gli avvocati, Marco Femminella e Danila Solinas, sono pronti a consegnare alla corte d'appello memorie e documenti utili a certificare il cambio di atteggiamento da parte della famiglia che, ad oggi, sarebbe non solo pronta ad adeguare la casa di Palmoli, ma anche a consentire ai figli di frequentare la scuola e a completare il percorso vaccinale. Una decisione dei giudici, però, non appare così scontata, almeno a breve. La corte d'Appello, infatti, ha tempo fino al 27 gennaio (a due mesi dalla presentazione del ricorso) per prendere una decisione. Nel frattempo sul caso pende ancora il giudizio del Tribunale dei minorenni che il 4 dicembre scorso si è riservato dopo aver ascoltato le parti in udienza. Da parte della 'famiglia nel bosco' si registra comunque un netto cambio di paradigma rispetto a quanto avvenuto nei 13 mesi che hanno indotto gli assistenti sociali a redigere le relazioni che hanno portato alla contestata ordinanza. Un ostacolo verso il 'ritorno a casa', però, potrebbe essere rappresentato proprio dalla scolarizzazione dei bambini, costantemente monitorati nella casa famiglia. Secondo la tutrice Maria Luisa Palladino, infatti, i minori "non sanno leggere, stanno imparando ora l'alfabeto" e la più grande, di otto anni, "sa scrivere il suo nome sotto dettatura".
















