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Ultimo aggiornamento: 17:19
Al di là del rito, delle forme, dei rispettivi ruoli, davanti al corpo diplomatico italiano, riunito nell’annuale Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori – in programma oggi e domani tra Roma e Milano – a sentire i discorsi del ministro degli Esteri e del presidente della Repubblica si colgono due linee di politica internazionale espressa dai vertici istituzionali. C’è una “dottrina Mattarella” e una posizione, espressa da Antonio Tajani che sembra più barcamenarsi che esporre una visione politica.
Il ministro degli Esteri mette l’accento, come da direttive della presidente del Consiglio, sui rapporti atlantici e sul valore “occidentale” delle alleanze per cercare di tenere unite le due sponde dell’Atlantico che, invece, su spinta di Donald Trump, tendono a divaricarsi sempre più. E, però, da questo punto di vista si pone in forma molto dialettica con il processo di pace in corso, disponendosi ad accettare compromessi e mediazioni. Dall’altra, la “dottrina Mattarella”, ribadisce saldamente l’approccio “multilaterale”, si dice insofferente per quella “disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti dell’Unione Europea” rigettando l’idea che la Ue possa essere, come nella narrazione Maga in voga a Washington, “una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà”. Ma su questa impostazione, tutto sommato limpida, chiude qualsiasi strada al rapporto con la Russia la cui aggressione ai danni dell’Ucraina, “con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa” non è accettabile in nessun modo. Per respingerla, anzi, Mattarella chiama in causa la Conferenza di Helsinki sulla Cooperazione e la Sicurezza nel continente, evento che, invece, è stato chiamato in causa da rinomati giuristi e costituzionalisti come sponda proprio per impostare invece un possibile dialogo.












