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Il regista Rob Reiner, trovato morto in casa insieme alla moglie Michele Singer, non è noto come altri grandi nomi del cinema americano, ma tra il 1986 e il 1992 diresse cinque film diventati celebri: Stand by Me, La storia fantastica, Harry, ti presento Sally…, Misery non deve morire e Codice d’onore. Nonostante una serie di successi di questo tipo, così lunga e concentrata, sia ancora oggi molto rara, non bastò a procurargli nessuno dei premi più importanti di Hollywood.
La volta che ci andò più vicino fu con Codice d’onore, l’apice di quella sequenza di grandi successi e il suo film più ambizioso di quel periodo. Quella volta Reiner era anche produttore e fu quindi candidato all’Oscar per il miglior film. Il film però non vinse né quello né gli altri Oscar a cui era stato candidato, e fu battuto quasi in tutte le categorie da Gli spietati. Resta comunque il suo film più riuscito e un buon esempio dei suoi più apprezzati talenti: nel lavoro con gli attori e nell’adattamento delle sceneggiature.
Codice d’onore è un legal drama con Tom Cruise e Jack Nicholson. Racconta la storia di un gruppo di avvocati dell’esercito che assumono la difesa in un processo per la morte di un marine nella base militare statunitense di Guantanamo. Gli accusati sono i due marine che hanno materialmente ucciso la vittima ma gli avvocati scoprono che i due avevano ricevuto l’ordine dal potente colonnello a capo della base, e decidono di far emergere la verità nonostante il rischio di sfidare un uomo così potente. È una storia fatta di dialoghi: nella prima parte si racconta dell’indagine, e nella seconda si prepara e si mette in atto il grande confronto in aula con il colonnello.











