Sono anni che le Casse di previdenza dei professionisti italiani (20 enti e 1,6 milioni di iscritti) chiedono una riduzione delle imposte sui propri investimenti. L’obiettivo minimo è scendere dal 26 al 20% dell’imposizione sul capital gain. «Continuiamo a pensare che i rendimenti patrimoniali delle Casse di previdenza obbligatoria dovrebbero avere zero tassazione perché è grazie agli investimenti che riusciamo a pagare pensioni senza costi per lo Stato – afferma Alberto Oliveti, presidente Adepp, l’associazione degli enti di previdenza privati –. Finora le condizioni dei conti pubblici non hanno nemmeno consentito di abbassare l’aliquota dal 26% al 20% che viene riservato ai fondi pensione facoltativi». Oliveti, che è anche presidente di Enpam (medici), va però oltre il discorso del semplice taglio delle imposte: «Siccome paghiamo comunque centinaia di milioni di euro di tasse ogni anno, sarebbe desiderabile almeno una fiscalità di scopo per dare ai professionisti iscritti alle Casse qualche vantaggio o diritto sociale che le nostre imposte garantiscono agli altri».

Inarcassa ed Enpap

Sulla posizione di Oliveti sono allineate importanti Casse come quella di ingegneri e architetti (Inarcassa) e psicologi (Enpap). «Dopo l’incontro del sottosegretario Freni con i vertici Adepp, non abbiamo più saputo nulla sul regolamento investimenti e sulla detassazione – spiega Massimo Garbari, presidente Inarcassa –. È comunque fondamentale una riduzione della tassazione sugli investimenti delle Casse. Su questo punto siamo allineati con la nostra associazione. Auspichiamo poi evoluzioni nella normativa fiscale volte a rendere più semplici gli investimenti in fondi di venture capital».