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Diciamolo senza ipocrisia: Repubblica è in malora. Il declino vale per tutta la carta stampata, certo, ma per Repubblica di più
La protesta dei giornalisti di Repubblica contro la vendita di Gedi non è una battaglia per la libertà di stampa. È qualcosa di più rivelatore e più sgradevole: un caso da manuale di bullismo intellettuale. Un ceto che si sente superiore, che teme di perdere il controllo del recinto, e che reagisce come reagiscono sempre i bulli acculturati: non alzando la voce ma il sopracciglio, non discutendo ma certificando chi è degno e chi no.
L'editoriale di Luigi Manconi, che peraltro ho sempre apprezzato per il garantismo senza slabbrature, è esemplare. Non entra davvero nel merito della vendita, non discute i conti, la crisi strutturale dei giornali, il declino evidente di Repubblica. Manconi fa altro, e lo fa con eleganza impeccabile: giudica lo stile, la cultura, il gusto. Si pone come arbiter elegantiae della sinistra à la page, e da quella cattedra guarda infastidito tutto ciò che non gli somiglia. Il problema, per lui, non è l'editore greco, ma l'idea che un quotidiano dove lui scrive possa piacere a chi non è autorizzato a piacergli.






