PEDEMONTANA (TREVISO) - Prima l'avrebbe brutalmente aggredita con pugni al volto e calci all'addome e al torace, poi afferrandola per i capelli, le avrebbe sbattuto la testa contro il bidet del bagno di casa, seviziandola con l'uso di un taglierino e di bottiglie di vetro, tra le altre cose, e provocandole lesioni al cranio e al viso, oltre che agli arti e alla schiena. Non solo, perché poi la avrebbe anche stuprata servendosi perfino di una bottiglia di vetro. Una violenza sessuale brutale, è quella denunciata da una 49enne del Trevigiano (originaria del Veneziano e assistita dall'avvocato Roberta Canal), che, ormai esasperata, ha riferito i molteplici abusi che avrebbe subito dal compagno, un 41enne marocchino, ora a processo per maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale.

Le aggressioni che la donna, persona invalida, ha riferito di aver subito, risalgono al settembre 2024 e al gennaio 2025. Ma sarebbero solo gli ultimi di una serie di abusi che il 41enne avrebbe perpetrato nei confronti della compagna con cui conviveva già da prima. L'uomo infatti, che avrebbe problemi di alcol e droga, era già stato condannato per maltrattamenti, aggravati dall'aver picchiato il figlio di pochi mesi che aveva insieme alla compagna. Scontata la condanna, i due si erano riavvicinati, da un lato per la volontà della donna di tenere in piedi la famiglia, dall'altro anche perché il compagno aveva promesso di essere cambiato. Ma presto i litigi sono ricominciati e l'uomo è tornato alle vecchie abitudini. Il clima in casa della coppia era ormai diventato insostenibile a causa delle «continue e veementi aggressioni fisiche e verbali, nonché minacce, talvolta di morte e con armi» - si legge nel capo d'imputazione - che il marocchino avrebbe messo in asso verso la compagna. Questo avrebbe instaurato nella convivenza, secondo la Procura, un clima di «vessatoria prevaricazione», anche a causa del «frequente abuso di sostanze alcoliche» da parte dell'uomo.