ROMA. È morto ieri pomeriggio all’ospedale San Camillo di Roma Armando Cossutta, storico dirigente del Pci e vicepresidente dell’Anpi. Aveva 89 anni. Cossutta, interista sfegatato e appassionato – non a caso – di colbacchi, è stato il più filosovietico dei comunisti italiani («L’ultimo staliniano d’Italia», era stato definito), fondatore di Rifondazione Comunista dopo la trasformazione del Pci e poi del Partito dei Comunisti Italiani. Cossutta, nel 1943, si è iscritto al Pci. E da allora il comunismo è sempre rimasto il suo ideale.

La sua ultima uscita pubblica, il 14 novembre, è stata all’indomani della strage di Parigi. «Era in Piazza del Popolo alla manifestazione in solidarietà con la Francia – ricorda Gianni Cuperlo, raggiunto da Repubblica, uno dei leader della minoranza dem –. Cossutta era accompagnato dalla figlia. Lucido, come sempre. Sono molto colpito dalla sua scomparsa».

Del Pci, Cossutta è stato una delle colonne negli anni del rapporto più forte con Mosca. Si era iscritto al partito nel 1943 ed aveva partecipato alla Resistenza nelle Brigate Garibaldi. Catturato e condannato alla fucilazione, si salvò soltanto perché i militi del plotone d’esecuzione spararono in aria.