Otto secoli sono trascorsi dalla notte di Natale in cui nella Civita di Penne, a due annidi distanza, veniva svelata l’intuizione di San Francesco del primo presepe a Greccio. Il 25 dicembre 1225 nell’antica capitale dei vestini, dove il Santo nel 1216 aveva fondato un convento, il Beato Agostino d’Assisi faceva rappresentare dai confratelli la Natività così come lui stesso aveva appreso nel borgo reatino. E diede avvio nella provincia francescana Pinnensis, in Abruzzo, a una tradizione radicata, multiforme e affascinante che non ha mai subito interruzioni. D’altronde è la terra degli eremi della Majella che Francesco Petrarca definì Domus Christi nel suo De vita solitaria, scenario di riti ancestrali, e pure custode del sincretismo con l’eredità pagana come testimoniano le chiese e i monasteri dai nomi rivelatori quali Santa Maria d’Arabona (costruita sull’ara della dea Bona) e San Giovanni in Venere.
Lo stesso rito dei serpari di Cocullo, con i fedeli che adornano la statua di San Domenico in processione con i rettili catturati sulla montagna e poi liberati, viene dall’epoca precristiana e dal culto della dea Angizia. È invece una cifra etnica quella degli zampognari, che potevano nascere solo in una terra di pastori con strumenti legati alla loro vita. Erano loro infatti, sulle vie della transumanza, a portare il suono della devozione popolare per preparare e sottolineare il carattere spirituale della nascita di Gesù attraverso le novene, secondo una tradizione ormai progressivamente scomparsa a partire dagli Anni Settanta del secolo scorso. Il forte legame dell’Abruzzo con San Francesco, alla vigilia dell’ottocentesimo della morte, è ribadito col dono dell’olio votivo che dal 4 ottobre illumina per un anno il sepolcro del poverello d’Assisi e con l’allestimento del Presepe monumentale di Castelli (Teramo) nella piazza della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, inaugurato l’8 dicembre. Questo lungo e ininterrotto percorso di fede e di arte è stato peraltro ricostruito e illustrato nel volume Il Presepe Abruzzese a 800 anni dalla Rappresentazione di Penne / Abbruzze Presepie d’Italie (Il Viandante, pp. 248, euro 23.50), scritto a quattro mani da Enrico Di Carlo e Mario Canci, che verrà presentato oggi a Chieti. Se la tradizione assegna a Penne (Pescara) il secondo presepe della cristianità dopo quello di Greccio, il più antico presepe domestico di cui conosciamo documentalmente l’esistenza è quello appartenuto alla nobile famiglia Piccolomini di Celano (L’Aquila), menzionato in una fonte tedesca sull’inventario redatto nel 1567. Le 116 figure appartenevano alla “duchessella” Costanza Piccolomini. Dell’ultimo Seicento, invece, è la collezione della famiglia Antinori rinvenuta a Lanciano (Chieti) nel convento di Sant’Angelo della Pace, attualmente dedicato a Sant’Antonio da Padova, con un centinaio di pezzi in legno ricomposti nel 2016 da Giacomo e Gaetano De Crecchio. Nei musei sono diverse le testimonianze artistiche sulla Sacra rappresentazione, che arrivano ai giorni nostri.















