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La crisi venezuelana si sta rivelando come il vero banco di prova per stabilire se l'amministrazione Trump riuscirà mai a parlare con una sola voce, mentre il futuro di Venezuela e Cuba resta sospeso tra pressione crescente, stallo prolungato e rischio di escalation improvvisa
La tensione tra Stati Uniti e Venezuela sta mettendo in luce l'importanza strategica attribuita dalla presente amministrazione alla regione latino-americana. Intorno a Caracas gli Stati Uniti hanno dispiegato una quota di forze navali e anfibie che approssima il venti per cento della loro capacità operativa globale. Si tratta di un dispositivo militare imponente, agevolmente in grado di controllare rotte marittime cruciali per un Paese fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio.
Eppure, nonostante la massa critica schierata sul campo, Washington non ha ancora definito una linea politica chiara. È proprio questa dissonanza a suggerire che lo stallo attuale non dipenda solo dalla complessità del dossier venezuelano, ma anche da una perdurante frattura interna all'amministrazione Trump. La gestione della crisi mette in luce contrasti che influenzano non solo le scelte militari, ma anche quelle diplomatiche e economiche.






