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In pochi mesi Washington ha alzato progressivamente la pressione su Caracas tra misure economiche, operazioni antinarcotici e annunci di attacchi militari

Negli ultimi mesi, il rapporto fra Stati Uniti e Venezuela è scivolato da una pressione “a distanza” – fatta di sanzioni, minacce e interdizioni marittime – a una sequenza di azioni sempre più cinetiche che oggi culminano nella notizia più dirompente: Donald Trump sostiene che Nicolás Maduro e la moglie siano stati “catturati e portati fuori dal Paese” durante un “large scale strike” americano. È un salto di qualità che, a livello simbolico e pratico, ricorda più le operazioni di cambio di regime del passato che la consueta “guerra economica” degli ultimi anni.

Per capire come si è arrivati a questa notte, bisogna tornare all’inizio della nuova fase di escalation, quando la Casa Bianca ha rimesso il dossier venezuelano al centro, costruendo una narrativa precisa: Maduro come capo di un “narco-stato”, la rotta della cocaina come minaccia diretta alla sicurezza statunitense, e l’energia venezuelana come leva strategica. Questa cornice ha dato copertura politica a due binari che hanno iniziato a procedere insieme: l’inasprimento delle misure economiche e una campagna di contrasto armato al traffico di droga in mare.