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In Venezuela, Cartel de los Soles e Tren de Aragua controllano economie informali che superano perfino le entrate petrolifere

La nuova offensiva statunitense in America Latina non è indirizzata davvero contro Nicolás Maduro. Il bersaglio sono i cartelli, perché sono loro non gli Stati a determinare stabilità politica, controllo delle rotte migratorie, gestione delle risorse e una parte crescente della logistica continentale. Agiscono come sovranità parallele: amministrano porti, tassano scambi, gestiscono spostamenti di persone e merci, occupano territori dove lo Stato esiste solo sulla carta.

In Venezuela, Cartel de los Soles e Tren de Aragua controllano economie informali che superano perfino le entrate petrolifere. In Messico, il Cartello di Sinaloa e i rivali dominano flotte di camion, dogane, oleodotti e segmenti agricoli. La loro influenza penetra nel cuore produttivo dell'emisfero. Questa non è più una guerra alla droga: Washington cerca concessioni macroeconomiche. La prima leva è la migrazione: i cartelli decidono se le carovane attraversano il Darién e risalgono il Messico, aumentando o riducendo la pressione sul confine USA. Per questo vengono designati come entità terroristiche: colpire le loro reti significa recuperare controllo su una variabile cruciale in un anno politico delicato.