BELLUNO - Martina D'Arata, mamma di Federico Nadai, morto a 22 anni dopo una lunga lotta contro una malattia terribile, parla del figlio con una dolcezza sconvolgente. Ascoltarla e raccoglierne la testimonianza aiuta a ricostruire il ritratto di un ragazzo che nella sua breve vita ha lasciato una scia e un'impronta uniche. Un segno profondo, lui che il segno era abituato a disegnarlo con la matita, dando sfogo ad abilità innate. «Fin da piccolo, gli dicevo sempre "hai l'oro nelle mani"», conferma Martina, ricordando gli anni al liceo artistico prima, e dopo a Padova, alla scuola internazionale di comics.
«Ne era uscito con il titolo di "concept artist". La sua vita era dedicata al disegno, era perennemente con un foglio e una matita fra le dita. E ultimamente utilizzava anche il tablet». Frammenti di vita, esperienze importanti, un futuro che gli è stato tolto. Mamma Martina inizia a parlare del calvario di un ragazzo speciale, non solo perché era suo figlio. «La malattia di Federico è stata un saliscendi continuo. Come stare sulle montagne russe. Ma se ci ripenso bene, non è stato un saliscendi, ma un percorso totalmente in salita».
Sarebbe presuntuoso pensare di sapere come una famiglia riesca ad attraversare almeno sei anni dovendo fronteggiare un male terribile che un ragazzo scopre di avere appena diciassettenne. «Tanti non conoscevano la reale gravità della situazione - rivela la mamma di Federico - era primo di tutto lui a non volere essere trattato in modo diverso, perché malato. Noi ci siamo allontanati da tutto e da tutti, per concentrarci su Federico». A Tisoi raccontano che non vedevano Federico, suo padre Marco Nadai, la madre e il fratello hanno vissuto tutto invece. «Dietro c'era una sofferenza mostruosa, l'ultimo periodo è stato particolarmente pesante», confessa Martina.






