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Dall'antifranchismo all'antistalinismo, da Mishima a Cioran: così ci parla ancora

"Cucchiaio", sussurrò il bambino. Il padre, zapatista, in esilio negli Stati Uniti, aveva obbligato la famiglia a trasferirsi a Los Angeles. "Cucchiaio", ripeté il bambino. Non conosceva la parola spoon, non conosceva una parola in inglese. I bambini presero a ridere. Pranzo, refettorio, il bambino aveva dimenticato il cucchiaio. Avrebbe digiunato pur di difendere quella parola. Cucchiaio. Le risate dei compagni: una lapidazione. "All'uscita, sulla ghiaia del cortile, il chiasso mi circondò. C'era chi si avvicinava e mi gettava in faccia, come uno sputo, la parola infame: cucchiaio!... Partirono pugni, finché il bidello non ci separò. Al rientro, fummo sgridati. Non capii nulla della ramanzina". Era il 1919, l'anno dopo il bambino tornò in Messico, a Mixcoac, a casa del nonno, don Ireneo, "massone, militare, drammaturgo, poeta, romanziere e giornalista satirico".