Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
La sua Tasmania, il padre nei campi giapponesi, l'atomica e Cechov: ecco "Domanda numero 7"
S embra di essere collegati con il paradiso. A Milano è notte e diluvia quando Richard Flanagan appare su zoom, in una stanza inondata di luce e circondata da vetrate enormi, occupate dalle chiome degli alberi. È il bush della sua Tasmania, il luogo dove il sessantacinquenne Flanagan (vincitore di un Man Booker Prize per La strada stretta verso il profondo Nord) si rifugia per scrivere. Più in là c'è il mare. In mezzo alle piante spunta un wallaby, un piccolo canguro. Questa è la sua "isola alla fine del mondo", un paradiso, appunto; ma un paradiso che è stato poverissimo, che ha sofferto per il massacro della popolazione aborigena da parte dei coloni britannici e che oggi è a rischio, come tanta parte della bellezza della nostra Terra. Anche di questo parla Domanda numero 7, il suo nuovo libro (La nave di Teseo), che è anche una storia familiare e del Novecento, poiché parte dalla prigionia del padre nei campi giapponesi durante la Seconda guerra mondiale e dall'imprevedibile (e inquietante) ruolo avuto dalla bomba atomica nella vita di Flanagan stesso; ed è anche una storia della letteratura intrecciata alle vicissitudini di un secolo sanguinario, attraverso H.G. Wells, Rebecca West, Sebald e Vonnegut, a ritroso fino a Cechov, poiché è un suo racconto a contenere la domanda numero 7 del titolo, ovvero: "Chi ama più a lungo, l'uomo o la donna?".






