L’Italia apre un’altra breccia nel muro delle politiche migratorie. Dopo l’accordo raggiunto lunedì al Consiglio affari interni dell’Unione europea - nel quale i ministri dei 27 hanno dato il via libera alla riforma del concetto di Paese sicuro e alle nuove procedure di rimpatrio - ieri la spinta per un «modello di accordo» alternativo sull’immigrazione è arrivata anche dal Consiglio d’Europa, l’organizzazione internazionale- estranea all’Ue- cui spetta la tutela dei diritti umani attraverso la supervisione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu).
Il segretario generale del Consiglio, lo svizzero Alain Berset, all’esito della riunione degli Stati membri (46 componenti) a Strasburgo, dove ha sede l’organizzazione, ha infatti dichiarato che è tempo di «elaborare un modello di accordo, conforme al diritto internazionale, per il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti o privi del diritto di soggiorno e per l’esternalizzazione della gestione migratoria» (i famosi hub attivati in collaborazione con i Paesi terzi, cavallo di battaglia italiano).
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"I dati parlano chiaro: dall'inizio dell'anno il numero dei migranti è diminuito del 26% sulle rotte...













