Prende forma la stretta dell'Ue sui migranti. Dalla possibilità di aprire hub di rimpatrio all’estero, rilanciando e ampliando così il modello dei centri italiani in Albania, a quella di delegare l’esame delle domande d’asilo a uno Stato extra-Ue, c'è il primo sì dei governi a tre provvedimenti ispirati alle “soluzioni innovative”, cioè la parola d’ordine del secondo mandato di Ursula von der Leyen che mette d’accordo (quasi) tutte le capitali. E dalla riunione dei ministri dell'Interno dei 27 Stati Ue arriva anche il via libera alle misure di solidarietà concreta di cui potranno beneficiare i Paesi di primo arrivo considerati “sotto pressione”, tra cui l'Italia. Per il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, «c'è stata la svolta richiesta dal governo italiano».
Di misure «nell’interesse degli europei, perché siamo noi a decidere chi può stare e chi deve andare via» ha parlato il commissario Ue agli Affari interni, l’austriaco Magnus Brunner. Con l’ok al nuovo regolamento sui rimpatri – una riforma che la Commissione aveva presentato in primavera nell’intento di completare le regole del Patto sulla migrazione e superare un tasso di espulsioni inferiore al 20% –, si prevedono modalità investigative e di perquisizione più rigide, iter più rapidi per le espulsioni e divieti di ingresso di durata più lunga o persino indefinita se si tratta di soggetti che pongono problemi per la sicurezza.













