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10 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:09
L’8 dicembre il Consiglio Ue Giustizia e Affari Interni ha adottato la posizione che avvia il negoziato col Parlamento europeo sulle proposte della Commissione: dalla lista europea dei Paesi d’origine sicuri al nuovo concetto di Paese terzo sicuro e fino alla questione dei rimpatri, rimasta esclusa dai regolamenti già inseriti nel Patto Ue su migrazione e asilo. “La svolta che il Governo italiano ha chiesto in materia di migrazione c’è stata”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha preso parte al Consiglio a Bruxelles dove, ha detto in una nota “ha prevalso l’approccio italiano”. In particolare, “gli Stati Membri potranno finalmente applicare le procedure accelerate di frontiera, così come previsto dal protocollo Italia-Albania”. Che, assicura il governo, funzionerà a pieno regime sia per le procedure accelerate stoppate dalla Corte di giustizia, sia come Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Alla prova dei fatti, però, le affermazioni del ministro sembrano quantomeno avventate.
Intanto “la svolta” è per ora una bozza di svolta. In Consiglio la maggioranza è stata raggiunta, ma non sono mancati i voti contrari: Spagna, Grecia, Francia e Portogallo. Posizioni che si riproporranno nei negoziati col Parlamento. Il più fumoso tra i dossier è quello sui rimpatri e quando Piantedosi dice che “ci avviamo a realizzare un sistema europeo per i rimpatri realmente efficace”, dovrebbe aggiungere che il come non è ancora stato chiarito. A partire dai return hubs, i centri in paesi extra Ue che aggirerebbero i rimpatri nel paese d’origine e, secondo Piantedosi, avrebbero nel “modello Albania” il loro precursore. Modello che ad oggi non consente nemmeno di effettuare i rimpatri, che vanno fatti dall’Italia, almeno finché a Bruxelles non si troverà la quadra per abrogare l’attuale direttiva e ammettere l’espulsione da Paesi terzi. C’è poi la questione della extraterritorialità e della pretesa di equiparare il Cpr di Gjader a quelli italiani. Questione tuttora aperta e sollevata dalla Cassazione davanti alla Corte di giustizia. Come quella della legittimità dell’Italia a siglare accordi che intervengono su una materia di competenza dell’Unione come le procedure d’asilo, anch’essa pendente alla Corte Ue. C’è poi l’impossibilità di garantire in Albania le misure alternative al trattenimento che le norme Ue impongono e il protocollo esclude a priori. E così per l’accesso a diritti come quello a una difesa effettiva.











