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Il 20 novembre del 1975, cinquant’anni fa, moriva il dittatore spagnolo Francisco Franco: aveva 82 anni ed era ancora in carica. Governò in modo violento e repressivo per quasi quarant’anni e provò senza successo a organizzare una successione, per permettere al franchismo di sopravvivergli. Fu una delle dittature più lunghe in Europa, seconda solo a quella di António de Oliveira Salazar, in Portogallo.

Vari fattori hanno contribuito alla longevità del potere di Franco in Spagna: la neutralità del paese durante la Seconda guerra mondiale evitò una fine cruenta del suo regime negli anni Quaranta, l’anticomunismo e i legami con la Chiesa cattolica lo favorirono durante la Guerra fredda, le riforme economiche e la conseguente crescita della Spagna lo mantennero saldo, la repressione violenta delle opposizioni e un tacito sostegno da buona parte della società spagnola limitarono i tentativi di sovvertire il regime.

Un vecchio giornale del giorno in cui morì Franco in un mercato di Madrid, nel 2019. (AP Photo/Paul White)

Franco morì dopo una lunga malattia e un certo accanimento terapeutico da parte della famiglia e dei suoi collaboratori principali, che provarono a tenerlo in vita per organizzare al meglio la successione. Un paio di anni prima aveva rinunciato al ruolo di capo del governo e aveva anche designato un successore alla guida del paese, Luis Carrero Blanco, che però l’organizzazione terroristica basca ETA uccise pochi mesi dopo in un attentato. Prima, nel 1969, aveva definito anche la sua successione nel ruolo di capo dello stato, programmando il ritorno della monarchia e scegliendo Juan Carlos di Borbone, dopo aver offerto la corona anche all’arciduca Ottone d’Asburgo-Lorena (che rifiutò in quanto austriaco).