L’incontinenza urinaria negli uomini è un problema più diffuso di quanto comunemente si pensi, ma resta spesso nascosto dietro imbarazzo e resistenze culturali. Con l’avanzare dell’età e, in particolare, dopo interventi alla prostata, questo disturbo può compromettere qualità di vita, autonomia e benessere psicologico. Comprendere in modo chiaro le dinamiche che lo determinano è il primo passo verso una gestione efficace. Per questo abbiamo chiesto al professor Antonio Galfano, direttore dell’Urologia dell’Ospedale Niguarda, di illustrarci i meccanismi, i fattori predisponenti e le opzioni terapeutiche oggi disponibili. L’incontinenza urinaria è un disturbo che colpisce principalmente le donne, ma riguarda anche molti uomini, soprattutto dopo i 65 anni. È caratterizzata dalla perdita involontaria di urina e rappresenta ancora un argomento tabù, capace di creare grandi disagi sociali e, nei casi più eclatanti, anche gravi ripercussioni psicologiche.

Circa il 15% della popolazione maschile over 65 soffre di incontinenza urinaria. “La percentuale aumenta significativamente oltre i 70 anni – spiega Galfano – soprattutto negli uomini che si sono sottoposti a prostatectomia radicale a causa di un tumore alla prostata. In questi casi, il tasso di incontinenza post-intervento può raggiungere il 20%, o addirittura il 40% se l’operazione viene eseguita con tecniche meno conservative”. Anche per questo i centri migliori si orientano sempre più verso l'utilizzo della chirurgia robotica, che è in grado di mettere in atto interventi sempre più precisi, con un migliore recupero post operatorio, e con minori effetti avversi dovuti all'intervento. A Niguarda, dal 2010 a oggi sono stati effettuati più di 4500 interventi in chirurgia robotica con una tecnica originale che ha ridotto il tasso di incontinenza al 5%.