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11 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 7:51

Chernobyl è solo la punta dell’iceberg, il fantasma che evoca gli incubi del passato. Colpita a febbraio da un drone, la camicia d’acciaio costruita per impedire rilasci radioattivi ha bisogno di ulteriori lavori per scongiurare ogni tipo di fuga. Ma la situazione della centrale nucleare distrutta nell’incidente che nel 1986 terrorizzò il mondo non è la più preoccupante. Perché sotto il pelo dell’acqua tra continui blackout, colpi di artiglieria sempre più vicini e linee elettriche danneggiate la sicurezza degli impianti ucraini è sempre più “precaria“. Lo dice l’Agenzia internazionale per la sicurezza atomica nel suo ultimo rapporto.

La centrale di Zaporizhzhya, la più grande d’Europa, che sorge nel sud est del paese in una zona di combattimento attiva, è oggi il caso più grave tra i 5 impianti monitorati dall’Agenzia tra il 30 agosto e l’11 novembre 2025. Il 16 settembre gli ispettori hanno registrato “un considerevole bombardamento di artiglieria avvenuto a circa 400 metri dal deposito di gasolio esterno”. “Il 23 settembre 2025, la centrale ha subito la sua decima e più lunga perdita totale di energia esterna dall’inizio del conflitto a causa dei danni causati dalle attività militari a circa 1,5 km a nord-est” dell’impianto. I blackout in totale saranno 11, ma “questo evento ha dimostrato la situazione altamente precaria della sicurezza e della protezione dell’impianto e ha aumentato notevolmente il rischio di un incidente nucleare“, certifica l’Aiea al punto 30 del report GOV/2025/66 pubblicato il 20 novembre. Per i 30 giorni successivi la struttura ha funzionato solo grazie ai generatori diesel di emergenza, il che viola apertamente uno dei sette Pilastri della sicurezza nucleare: la disponibilità di alimentazione elettrica esterna stabile.