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Un’antologia con tutti i testi dell’alpinista-scrittore dedicati alla sua grande passione: la montagna
È un libro che un lettore ordinario può trovare incantevole, ma che a un lettore alpinista fa male: perché è scritto con la semplicità con cui si guarda una parete che non scaleremo mai. Buzzati racconta gli altri perché racconta sé stesso attraverso di loro, parla soprattutto della solitudine che rimane addosso a chi scende, quando la corda è nello zaino e il vento ricomincia a soffiare come se non fosse passato nessuno. Si perde sempre, e la montagna, anche quando ti lascia passare, non è che ti abbia riconosciuto qualcosa: ti rimanda a casa, ma senza l'illusione di averla vinta. Anche quando Dino Buzzati racconta i "fuorilegge" (i veri arrampicatori, quelli che rischiano, che superano ciò che era impossibile la settimana prima) lui non celebra il trionfo, celebra la ferita, la ferita come condizione d'esistenza, la montagna che ti spiega che non sei niente.






