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Quanti segreti ha nascosto l’Appennino nei suoi boschi? Quanto dura il ricordo di una persona? Quanto risuona l’eco di un delitto? Quanto cambierà nel tempo la memoria vittima e quella dell’assassino? Alcune di queste domande illuminano l’ultimo libro di Massimo Zamboni intitolato Pregate per ea (Einaudi). Una storia nera e triste che emerge dal passato come una lirica o una ballata, scandita in maniera polifonica da voci diverse, talmente opposte che non è facile per i lettori capire chi credere e comprendere le ragioni di chi è morto e di chi è sopravvissuto.

Tutto parte dal ritrovamento da parte dell’autore di un masso di arenaria isolato in una faggeta.

Qui una mano illetterata aveva inciso con uno scalpello: «1870/ in pace/ Domenica Gebennini/ fu uccisa/ pregate per ea».